Punto di Montecchio

Punto n.940 del 22-05-2020

            
Come la pandemia cambierà il mondo
Giuliano Menato
Non sopporto i moralisti di professione che per partito preso impartiscono lezioni, ergendosi a giudici delle azioni altrui, mai calati nei problemi del prossimo, nelle difficoltà del momento. Se facessero un esame coscienza, scoprirebbero l’incoerenza dei loro comportamenti, la fatuità delle loro argomentazioni.
In occasione del Covid-19, molte voci stonate si sono levate per criticare l’operato delle istituzioni pubbliche impegnate a fronteggiare un’epidemia finora conosciuta, rapidamente diffusasi in tutto il mondo. Per la misteriosa natura del morbo e la sua dilagante virulenza, è comprensibile che governo, regioni e comuni, impegnati a sostenere l’emergenza sanitaria con carenti strutture ospedaliere, abbiano rivelato incertezze, commesso errori, e promulgato ordinanze sibilline. Ma una cosa è certa: hanno agito con senso di responsabilità per il bene comune, preoccupati, prima di tutto, della salute dei cittadini, colpiti anche negli affetti, sconvolti nelle abitudini, penalizzati nelle attività.
Una riflessione non moralistica voglio fare, dopo aver letto il libro di Vittorio Emanuele Pasi intitolato “Vulnerabili: come la pandemia cambierà il mondo”. Il virus ha colpito la globalizzazione così come la conoscevamo fino a pochi mesi fa, basata sullo sviluppo economico e condizioni di vita rivolti alle cose più che agli uomini, incurante della crescita esorbitante delle disuguaglianze, a vantaggio delle rendite economiche e dei super-ricchi. A tanto si è arrivati per il prevalere di una competizione per l’egemonia globale a partire dalle tecnologie, per la spinta verso le piccole patrie alimentata dall’idea di nuove autarchie, per l’avvento dei populismi e la rozzezza del dibattito politico che mettono in crisi una cultura che privilegia l’uomo come priorità strategica, preziosa e insostituibile. Per affrontare il dopo pandemia, bisognerà ripartire dalla centralità dell’uomo, perché è stata l’umanità intera ad essere colpita dalla potenza del virus. «Si dovrebbe ripartire – scrive Pasi – dall’idea di solidarietà che è poi la modalità con cui l’umanità può proteggere la parte più debole di sé».


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