Punto di Montecchio

Punto n.945 del 26-06-2020

            
Replica a "QUESTIONE DI PARCHEGGIO E/O DI DEMOCRAZIA?"
Marco Peruzzi
Ho pensato molto prima di decidere di rispondere alla consigliera Lucantoni. D’istinto volevo ignorare la lettera scritta al vostro giornale come avevo fatto con l’intervento tenuto dalla suddetta in Consiglio comunale, che ho ritenuto sterile ed inadeguato viste le difficoltà post coronavirus per tutte le attività commerciali grandi e piccole della nostra città, ma le inesattezze e gli errori che, credo in buona fede, ha scritto nella lettera mi obbligano a replicare per difendermi.
In primis mi fa piacere che la consigliera Lucantoni mi segua sui social, nonostante lei non sia presente su Facebook. Ma correggiamo subito il primo errore: il Consiglio non ha votato all'unanimità a favore del “manifesto della comunicazione non ostile”, perché io sono stato l’unico ad astenermi. Mi sono astenuto nonostante in linea di massima sia concorde in tutto, anche perché ritengo che i punti di tale manifesto siano le regole base dell'educazione civile e intellettuale che ogni persona deve tenere. Ho trovato però alquanto strano che tutto il Consiglio (sottoscritto a parte) abbia votato a favore nonostante gli utilizzatori abituali dei social si possano contare su una mano e tra questi nessuno abbia una pagina o un profilo con un numero di followers sufficiente da considerarsi personaggio pubblico.
Lo potrei capire per un politico di livello nazionale (anche se sappiamo che le loro pagine personali sono seguite da uffici di comunicazione), ma il massimo è stato vedere questo manifesto firmato da rappresentanti di un partito politico salito al potere con la satira sui social e nato dal “Vaffa Day”. Ma torniamo al focus della questione. Sulle rimostranze della consigliera Lucantoni mi trovavo in linea di massima concorde per quanto concerne il parcheggio, ma quella sera e in quel punto si discuteva se allungare o meno la convenzione per cercare di dare respiro a una attività commerciale messa alla prova da questo periodo buio. Credevo quindi che le questioni politiche dovessero essere messe da parte, così come il colore politico.
Come conferma invece nella lettera, Lucantoni si è disinteressata del nostro concittadino, generando una posizione sterile e figlia della vecchia politica italiana che nel 2020 è ancora divisa tra destra e sinistra, tra guelfi e ghibellini, e che in questo periodo di pandemia si è dimostrata a livello nazionale per l’ennesima volta inadeguata, con un governo centrale lontano dai bisogni dei cittadini. Ora dalla consigliera mi verrà detto che la convenzione poteva essere modificata, ma rispondo che sarebbe passato tempo ed il tempo per chi ha una attività commerciale è cruciale.
Per quanto riguarda le allusioni agli stipendi, chiarisco la mia posizione: le due consigliere astenute, che reputo delle ottime educatrici all’interno del nostro sistema scolastico, hanno quotidianamente affrontato problemi che sono sicuro siano diversi da chi ha un'attività commerciale; quindi, come un commerciante non può capire fino in fondo i problemi di un insegnante (tanto per essere chiari per alcuni anni ho insegnato in un CFP), così per un insegnante può essere difficile capire i problemi di chi deve dar da mangiare oltre che alla propria famiglia anche alla famiglia dei suoi dipendenti. E' semplicemente una questione di diverse esperienze di vita, nulla di più. Per quanto concerne il punto del manifesto citato da Lucantoni (“scrivo in rete quelli che ho il coraggio di dire di persona”), rispondo con le parole che mi diceva il mio caro nonno Severino, ex ferroviere vecchio stampo: “Parla solo se chi di fronte sa di cosa parli e oltre a sentire ti ascolta”.
Facendo quindi fede all'insegnamento del nonno e leggendo la lettera inviata al vostro giornale, ho fatto bene a stare zitto durante il Consiglio, e le spiego il perché. Nel suo intervento in Consiglio, cara collega Lucantoni, lei ha parlato di "ragazzini" presenti su Facebook, quando tutto il mondo sa, statistiche alla mano, che i "ragazzini" non frequentano Facebook, ma prediligono altri social. La dimostrazione che il nonno Severino aveva ragione e, quindi, ho fatto bene a star zitto.


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