Punto di Montecchio

Punto n.964 del 21-11-2020

            
Replica a «I morti alla "Pieve" per mancanza di rigore» Punto n.962 del 06-11-2020
Ottorino Ravella
Ho letto sul “Il Punto di Montecchio” la lettera della signora Antonella Cazzola riferita alla mancanza di rigore usata dalla struttura “La Pieve” di Montecchio Maggiore.
Comprendo il grande dolore della signora per la perdita della madre e condivido quasi tutte le considerazioni sul suo disagio di figlia impossibilitata ad assistere e a dare il proprio affetto alla persona che amava. Mi trovo da circa due anni nel ruolo di amministratore di sostegno di un’ospite della medesima casa di riposo, è la carissima amica dei miei genitori verso la quale provo un grande affetto.
Questa signora, sino all’esplosione della pandemia da Covid-19, ha beneficiato anche dell’affetto della nipote e della nuora, l’unico figlio è purtroppo scomparso prematuramente.
Successivamente ha potuto ricevere le visite dei parenti in forma protetta e senza contatti, ha contratto il virus Covid-19 con sintomatologia lieve ed oggi risulta asintomatica.
La mia esperienza con la struttura “La Pieve”, sia sotto il profilo professionale che affettivo, è stata fortemente positiva. Ho trovato una buona organizzazione e persone che danno l’immagine di una “squadra” il cui obiettivo è l’attenzione per gli ospiti.
Sono stato immediatamente informato e vengo periodicamente aggiornato sullo stato di salute della mia assistita. Il modo rigoroso con cui la struttura ha affrontato l’inizio della pandemia è stato immediato. Fare ipotesi su cosa non abbia funzionato successivamente dichiarando che il protocollo adottato da “La Pieve” si sia rivelato fallimentare è fin troppo facile. Posso capire che il dolore possa contribuire ad allentare il senso della misura nelle esternazioni ma è necessario fare considerazioni più ampie.
Oggi è diventata una consuetudine “trovare un colpevole”. Fermarsi un attimo, pensare, cercare forse di comprendere le difficoltà e responsabilità dell’altro non va più bene perché è difficile.
Risulta più facile puntare il dito. In questo momento mi sento a fianco di chi lavora nella casa di riposo “La Pieve”, svolgendo un compito difficile e rischioso, le persone che ho conosciuto mi hanno trattato con fermezza ma anche con garbo, umanità, disponibilità e competenza nei propri ruoli.
Qualcuno ha cercato di insegnarmi che nella vita è necessario guardare il lato positivo delle cose e non a quello negativo, non sempre ci riesco ma ci provo. Un fraterno abbraccio alla signora Antonella.


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